Food business: la polizza giusta per le aziende alimentari.

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La carne prodotta da un’azienda spagnola e contaminata dal virus della listeria ha fatto vittime e scattare l’allarme per epidemia alimentare in tutta Europa. Per le aziende del food, quali sono le soluzioni assicurative indispensabili in caso di richiesta danni?

La presenza di listeria in un polpettone, che ha fatto ad oggi due vittime e avvelenato più di 150 persone, confermano numeri impressionanti: richieste danni per milioni di euro all’anno, 156.000,00 euro in media al giorno di risarcimenti.

Ecco le più importanti coperture assicurative per aziende alimentari, distributori, ristorazione, a tutela del loro business e reputazione.

Consumatori a rischio Food: le aziende alimentari nel mirino.

Le aziende produttrici e gli operatori della filiera alimentare corrono il serissimo rischio di trovarsi in tribunale, anche all’estero, a rispondere per danni da avvelenamento di consumatori e clienti.

Lo vediamo chiaramente in questo report : le imprese del food sono al secondo posto (sic!), subito l’automotive, per danni ai consumatori da prodotti avvelenati e salatissimi risarcimenti pagati.

RAPEX, il sistema di allerta e condivisione dei prodotti più a rischio in circolazione nella UE, esclude dal proprio ambito di monitoraggio i prodotti alimentari proprio perchè il food è un settore ad altissimo rischio che merita una trattazione a parte.

1.Aziende produttrici.

Lo scrivo subito, per ragioni di brevità: le due polizze che assolutamente non devono mancare per chi produce ed esporta beni alimentari sono due. La prima, RC contaminazione, la seconda RC prodotto.

I motivi gli ho elencati in questo articolo, che qui riassumo.

La frequente possibilità che il cibo, durante le fasi di lavorazione e trasformazione, possa entrare in contatto con sostanze inquinanti, rappresenta una seria minaccia sia per chi consuma sia per chi produce e vende all’estero. Gli alimenti, durante le fasi di produzione, possono venire a contatto con corpi estranei, come il metallo.  Pertanto, il prodotto finale, ai sensi della specifica normativa del settore, può risultare contaminato e come tale difettoso.

Esistono sul mercato specifiche soluzioni che, in caso di danno al consumatore, ci aiutano a far fronte alle seguenti spese:

  1. danni da contaminazione accidentale/dolosa
  2. costi per ispezionare, ritirare, distruggere e rimpiazzare i prodotti
  3. spese ed onorari per la gestione dei rapporti tra fornitori e clienti.
  4. danni a terzi per campagne di richiamo di prodotti dell’assicurato che sono componente di prodotti di fornitori
  5. costi di difesa
  6. danni d’immagine.

Per chi produce all’estero, si dovrà tenere conto delle specifiche normative in materia di sicurezza alimentare recepite nel singolo paese dove si trova l’azienda. Si suggerisce di contattare consulenti assicurativi esperti che conoscono sia la legislazione locale che compagnie assicuratrici con esperienza decennale nel ramo Food.

Reperire sul mercato soluzioni ad hoc contro il danno da contaminazione e prodotto difettoso, in linea con quanto prescrive la normativa locale a tutela del consumatore, è strategico per la sopravvivenza del nostro business.

2.Catena della distribuzione: i supermarket.

La normativa europea non fa distinzione tra produttore e distributore. Se un alimento contaminato è messo in commercio e avvelena il consumatore, a pagare dei danni in prima battuta può essere il distributore/supermarket.

Le grosse catene di distribuzione lo sanno bene: l’elevato numero di consumatori quotidiani e la capillare presenza in numerose locations le espone a rischi di risarcimento altissimi. Per questo comprano massimali di copertura contro il rischio da contaminazione e prodotto difettoso per svariati milioni di euro.

Un altro rischio per la grande distribuzione si presenta quando è lo stesso supermarket a vendere prodotti alimentari sfusi e pronti per la consumazione: è il caso della gastronomia, che vende prodotti freschi non imballati come formaggi, insaccati, salumi, carni, verdure alla griglia.

In questo caso, si consiglia di tenere traccia delle etichette e degli imballaggi. In caso di controversia, sarà più facile risalire al produttore dell’alimento contaminato e difendersi in tribunale. Suggerisco, in questi casi, di acquistare anche una polizza di tutela legale: il nostro avvocato di fiducia sarà pagato direttamente dalla compagnia assicuratrice.

3.Ristorazione, catering, banqueting.

Per chi gestisce un’attività di ristorazione/catering, anche in forma agricola, o all’interno di un albergo, l’intossicazione di uno dei commensali costituisce un rischio frequente e altissimo.

In Italia, nel corso di una festa matrimoniale, una persona è morta e il titolare del locale è stato denunciato per omicidio colposo. In Repubblica Ceca, degli spaghetti serviti al cartoccio hanno causato l’intossicazione di 50 persone.

La legge mette la ristorazione, il catering e banqueting sullo stesso piano del produttore alimentare: nel momento in cui si serve una pietanza tossica, queste aziende vanno incontro al rischio di trovarsi in tribunale per alimento difettoso e pagare i danni. Stesso discorso vale per l’agriturismo.

Anche in questo caso, consigliamo di rivolgersi a professionisti che conoscano bene il settore, e che ci suggeriscano le specifiche soluzioni assicurative  a tutela del nostro business e del nostro portafoglio.

A chi rivolgersi per proteggere il nostro business?

L’intossicazione di una o più persone in un paese straniero e richieste danni per migliaia e migliaia di euro possono mettere a repentaglio il nostro brand. Investire in misure di sicurezza a tutela dei propri clienti e consumatori è fondamentale, ma non basta.

Soprattutto per chi opera all’estero, è altrettanto importante farsi supportare da risk manager e consulenti assicurativi esperti in food business e presenti sul territorio.

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