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Biogas 2026-30: un settore in continua espansione. Trends, gestione dei rischi, soluzioni assicurative

Pubblicato:24 Dicembre 2025
Tempo di lettura: 7 minuti
A person in a suit uses their hand to stop a line of falling wooden dominoes on a dark table, preventing the rest from toppling over.

L’industria del biogas sta vivendo una fase di profonda trasformazione, evolvendosi da semplice tecnologia di gestione dei rifiuti a pilastro strategico della sovranità energetica europea. 

Tuttavia, gli impianti di medio-grandi dimensioni, considerata la loro complessità, richiedono di essere continuamente monitorati al fine di scongiurare incidenti dalle serissime conseguenze.

Nella prima parte di questo articolo offriamo una breve carrellata sui principali trends di questo settore.

Nella successiva rispondiamo ad alcune delle principali domande che le aziende ci pongono intorno ai rischi principali a cui vanno sono esposti gli impianti di biogas in caso di incendio, inquinamento, infortunio sul lavoro, interruzione disposta dalle autorità.

In che cosa consiste un impianto biogas?

Un impianto a biogas trasforma la materia organica (scarti agricoli, letame, rifiuti alimentari) in biogas (metano e CO₂) tramite la digestione anaerobica (fermentazione senza ossigeno) in un ambiente controllato (il digestore), producendo energia elettrica e termica e un digestato utilizzabile come fertilizzante. In questo modo, i rifiuti vengono trasformati in una risorsa rinnovabile. 

In estrema sintesi, come funziona?

La biomassa organica viene raccolta e immessa in grandi serbatoi detti “digestori”.

In assenza di ossigeno, batteri e microrganismi decompongono il materiale organico in un processo simile alla fermentazione, producendo biogas che, composto principalmente da metano e anidride carbonica, viene raccolto nella parte superiore del digestore.

Il biogas viene convogliato a un cogeneratore dove un motore, spesso a gas, lo trasforma in energia elettrica e in calore.

Il residuo solido e liquido del processo, ricco di nutrienti, viene utilizzato come fertilizzante naturale, chiudendo il ciclo. 

Quali sono per le aziende i vantaggi principali?

A differenza dell’energia eolica e dell’energia solare, la produzione di biogas è indipendente dai fattori climatici (radiazione solare e vento) ed è quindi una fonte di energia rinnovabile molto affidabile.

I principali vantaggi per le aziende con impianti a biogas sono evidenti: la creazione di energia rinnovabile (elettricità, calore, biometano) da scarti organici, la riduzione dei costi energetici, maggiore autonomia, il risparmio sullo smaltimento dei rifiuti, l’accesso a incentivi e la creazione di un reddito supplementare.

Attraverso l’installazione di un impianto di biogas è quindi possibile valorizzare gli scarti agricoli e zootecnici e ridurre le emissioni di gas serra, trasformando i rifiuti in una risorsa. 

Le aziende continuano ad investire in impianti di biogas?

Sì, le aziende europee continuano a investire nella costruzione di impianti biogas, con una forte spinta verso il biometano, la versione raffinata del biogas.

Qui di seguito offriamo una panoramica generale e i principali numeri di riferimento intorno a questo settore in rapida crescita.

Alla fine del 2023, l’Europa contava 1.510 impianti di produzione di biometano, con una crescita significativa di 201 impianti rispetto al 2022. Solo in Francia sono in fase di sviluppo altri 1.232 progetti. 

I paesi con la crescita più forte nella produzione di biometano nel 2023 sono stati Italia, Francia, Danimarca e Regno Unito.

Nel 2023 la produzione combinata di biogas e biometano è stata pari a 234 TWh, ovvero 22 miliardi di metri cubi, corrispondenti al 7% del consumo di gas naturale dell’Unione Europea.

A fine 2024, gli investimenti privati impegnati per lo sviluppo del biometano in Europa fino al 2030 hanno raggiunto i 28,4 miliardi di euro. 

Secondo l’Associazione europea del biogas, l’Europa potrebbe produrre 40 miliardi di m3 di biometano nel 2030.

Questo potenziale è costituito da 74 miliardi di metri cubi provenienti dalla digestione anaerobica (67% del totale) e 37 miliardi di metri cubi provenienti dalla gassificazione termica (33% del totale). 

Quali sono i settori industriali che fanno maggiore uso di impianti di questo tipo?

Gli impianti di biogas sono impiegati soprattutto dai settori industriali che producono grandi quantità di sottoprodotti organici o che necessitano di una quantità notevole di calore ed energia per le loro operazioni.

Pensiamo ad esempio al settore alimentare e delle bevande, come la produzione di birra e la lavorazione lattiero-casearia dove rispettivamente si utilizzano i cereali esauriti, il siero di latte e le acque reflue.

I zuccherifici utilizzano gli scarti di polpa, la vinaccia e l’amido di manioca mentre le imprese che lavorano la carne convertono i rifiuti dei macelli e le frattaglie in biogas.

Qui di seguito riportiamo due tabelle sulle percentuali di utilizzo di biogas e biometano, per settore e per paese dal sito della Associazione europea di settore (dati 2023).

Produzione di biogas e biometano in Europa 2023
Produzione di biomassa e biogas in Europa 2023

Quali sono i tempi di ritorno sull’investimento?

Nel 2025, il periodo medio di ammortamento degli investimenti nel biogas varia in genere da 5 a 8 anni, sebbene vi siano notevoli differenze a seconda delle dimensioni dell’impianto e della presenza di incentivi governativi a livello nazionale o regionale.

Se è vero che le piccole unità agricole possono ottenere un rapido ritorno sull’investimento in 2-4 anni, gli impianti di medie e grandi dimensioni richiedono in genere da 5 a 8 anni per recuperare il capitale iniziale.

Ci sono dei casi in cui gli impianti su scala industriale incentrati sulla produzione di biometano possono talvolta raggiungere il recupero dell’investimento in 3 anni, se utilizzano rifiuti organici ad alto rendimento.

Che cosa devono fare le aziende per proteggersi da gravi imprevisti? 

I titolari e gli amministratori di aziende presso le quali sono installati impianti di biogas devono assolutamente tenere presente quanto sia importante fare prevenzione e manutenzione, così da evitare che un grosso incidente (pensiamo ad un incendio, o ad una fuga di ammoniaca e composti volatili) blocchi non solo la produzione di biogas ma tutto il ciclo produttivo che dipende, in parte o in toto, dall’impianto di biogas medesimo.

In sintesi, i rischi possono essere i seguenti:

  • perdite di metano
  • guasti meccanici 
  • incendi ed esplosioni
  • lesioni a dipendenti e terzi da incendio, scoppio o contaminazione microbiologica
  • instabilità biologica
  • inquinamento odorigeno.

Un altro rischio da non sottovalutare assolutamente è il blocco parziale o totale disposto dalle autorità in caso di incidente o gravi irregolarità. Si tratta del rischio più temuto poiché interrompe il flusso di cassa degli incentivi e puó portare al collasso biologico del digestore, richiedendo mesi per il riavvio della produzione a pieno regime.

Nel corso delle prossime settimane dedicheremo specifici approfondimenti intorno ai più noti casi successi, alle più innovative tecniche di riduzione dei rischi, alle soluzioni assicurative indispensabili per proteggere gli assets e il patrimonio aziendale da richieste di risarcimento di terzi, aziende confinanti, dipendenti.

Assicurarsi contro questi rischi è importante, ma è altrettanto strategico coinvolgere consulenti assicurativi che conoscono bene il nostro settore: sono loro che svolgono la visita tecnica nella nostra azienda ed è proprio grazie alla loro esperienza che possiamo individuare rischi e minacce sconosciute o sottovalutate

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Categoria:Assicurazione aziendale
Etichette:biogas rischi,  fermo produzione,  rischi siti industriali,  visita tecnica

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