Nel corso degli ultimi anni ci sono stati in Europa gravi incidenti, anche mortali, presso impianti di produzione di biogas causati principalmente da guasti tecnici, errori umani ed eventi atmosferici.
Anche se la maggior parte degli incidenti che capitano ogni anno in questo settore non ha serie conseguenze, suggeriamo agli amministratori d’azienda di mettere comunque in campo strategie di riduzione e monitoraggio dei rischi al fine di scongiurare che capitino ancora grossi sinistri.
Nella prima parte di questo articolo offriamo una carrellata delle cause degli incidenti più noti avvenuti in Italia, Francia, Danimarca e Ungheria.
Nella seconda elenchiamo le principali regole in vigore in Europa da quest’anno assieme ad alcune utili linee guida da seguire per una corretta manutenzione periodica degli impianti.
La visita tecnica di consulenti assicurativi esperti, la polizza assicurativa degli impianti e un continuo monitoraggio dei rischi rappresentano per dirigenti e amministratori strumenti indispensabili a protezione del patrimonio aziendale e della salute e sicurezza dei lavoratori.
Quali sono stati i più gravi recenti incidenti che in Europa hanno coinvolto impianti di biogas?
Negli ultimi 5 anni, diversi incidenti, anche mortali, hanno riguardato gli impianti di biogas in Europa, evidenziando rischi legati a esplosioni, incendi e sversamenti.
Qui di seguito riportiamo, a titolo esemplificativo, 4 seri incidenti avvenuti in Inghilterra, Italia, Ungheria e Danimarca.
In Ungheria, presso Dunaföldvár, nell’Ottobre 2020, si è verificato un ingente sversamento di digestato organico presso il sito di una importantissima bio raffineria. Il liquido è fuoriuscito dall’impianto causando odori intensi nella zona, l’intervento delle autorità è stato necessario per evitare che il flusso raggiungesse il Danubio.
Sempre in Ungheria, a Nyírbátor, nell’Ottobre 2021, un’esplosione presso un impianto di biogas ha causato la morte di tre operai. L’incidente è avvenuto durante le operazioni di pulizia di un serbatoio di fermentazione. Un mix esplosivo di metano e ossigeno si è innescato, distruggendo la struttura.
In Francia, nell’agosto 2021, presso Ivry-le-Temple, nel nord della Francia, si è verificata, durante le operazioni di manutenzione, un’esplosione all’interno di un digestore da 3.900 m³, seguita da un incendio che ha coinvolto la doppia membrana di copertura.
Per fortuna non ci sono stati feriti, tuttavia l’impianto ha subito danni strutturali significativi ed è tornato in funzione solo 8 mesi dopo l’accaduto.
Nel Regno Unito, nell’ottobre 2023 vicino a Oxford, un fulmine ha colpito un serbatoio di stoccaggio, innescando una massiccia esplosione e un incendio visibile a chilometri di distanza. Ingentissimi i danni alle strutture portanti e ai serbatoi.
In Danimarca, nel 2024, a Flemlose, due giovani operai hanno perso la vita a seguito del crollo parziale di un silo e del relativo tetto. Oltre ai due decessi, altre sei persone sono rimaste ferite, alcune in modo grave.
In Italia, a Coccaglio, nel Maggio 2025, un grave infortunio sul lavoro si è verificato durante la costruzione di una vasca in un nuovo impianto di biometano. Due operai sono rimasti feriti, uno dei quali in modo grave, a causa del ribaltamento di un’autogru durante le operazioni di cantiere.
Quanti incidenti agli impianti di biogas ci sono in Europa in media all’anno?
Premettiamo subito che ci sono buone notizie per le aziende che hanno installato impianti di questo tipo.
Sebbene in Europa si verificano in media circa 80 incidenti all’anno, la stragrande maggioranza di questi incidenti (oltre il 90%) non ha conseguenze gravi per le persone o l’ambiente.
É anche vero che possono capitare sinistri di particolare rilevanza, come quelli che abbiamo elencato qui sopra, quindi è sempre meglio fare prevenzione, come vedremo qui di seguito.
Quali sono le cause principali di incidenti presso le stazioni di produzione di biogas?
Le cause principali degli incidenti negli impianti di biogas in Europa sono legate a guasti tecnici, errori umani e carenze nella manutenzione.
Secondo studi di settore aggiornati al 2025-2026, le dinamiche più frequenti includono:
-i guasti tecnici e di progettazione
-gli errori di manutenzione
-gli eventi atmosferici di particolare intensità.
Nel primo caso possiamo includere i cedimenti di componenti, le perdite nei serbatoi di stoccaggio, le rotture delle tubazioni o i malfunzionamenti delle valvole. Le fuoriuscite dalle cupole gasometriche o dalle reti di distribuzione sono comuni e possono portare alla formazione di atmosfere esplosive.
Nel secondo ci riferiamo a quegli incidenti che avvengono durante lavori di riparazione come la sostituzione di agitatori o interventi di saldatura vicino ai digestivi senza le dovute precauzioni. L’errore umano, da scongiurare assolutamente, include procedure operative errate o il mancato utilizzo di dispositivi di protezione individuale, indispensabili per ridurre i casi di asfissia.
Nel terzo includiamo tutti quei fenomeni naturali imprevedibili come terremoto, inondazioni o eventi atmosferici che possono colpire le strutture di produzione di biogas. Il grosso incidente successo in Inghilterra, che abbiamo indicato per primo qui sopra, ne è un esempio eclatante.
In caso di incendio o rilascio di sostanze tossiche, come metano o idrogeno solforato, a quanti metri si estendono le zone di pericolo immediato?
Entro 20-30 metri dall’impianto.
Oltre ai danni al singolo impianto, quali sono le serie conseguenze a cui va incontro tutta la produzione?
Le aziende devono assolutamente prendere in considerazione che, oltre ai danni diretti agli impianti di produzione di biogas, possono esserci delle serie conseguenze finanziarie su tutta la produzione che, a seguito di un serio incidente, potrebbe fermarsi anche per settimane.
Facciamo tre esempi pratici, per capirci.
Le autorità possono chiedere la temporanea sospensione della produzione a seguito di un incidente mortale, per consentire le necessarie verifiche delle cause del decesso dell’operaio.
Idem nel caso in cui un danno da inquinamento all’ambiente richieda immediate e costosissime operazioni di bonifica delle aree circostanti la fabbrica, la cui attività manifatturiera è di fatto sospesa.
Ma attenzione: i danni da incendio degli impianti di biogas possono propagarsi al sito produttivo, visto che nella maggior parte di casi queste fonti di energia alternativa si trovano per loro natura proprio nelle immediate vicinanze della fabbrica.
É evidente che le aziende devono assolutamente tutelarsi attraverso specifiche soluzioni assicurative contro i danni da fermo di produzione: rimando qui per ulteriori approfondimenti.
Quali sono le linee guida principali da seguire per ridurre e monitorare i rischi di incendio, esplosione, inquinamento, infortuni sul lavoro?
A partire dal 1° gennaio 2026, in Italia e in Europa, sono entrati in vigore nuovi obblighi relativi alla certificazione della sostenibilità e alla qualificazione dei tecnici manutentori per i sistemi antincendio.
Nel 2026, l’accesso agli incentivi per il biogas e il biometano in Europa è strettamente vincolato al rispetto della Direttiva RED III e a protocolli di gestione dei rischi sempre più rigorosi, quindi le aziende devono mettere in campo strategie specifiche per mitigare gli impatti ambientali e garantire la continuità operativa.
Con specifico riferimento al settore del biogas, le imprese sono tenute a condurre una vera e propria analisi dei rischi secondo i criteri HAZOP, HAZard and OPerability analysis.
Si tratta di studio multidisciplinare che analizza ogni “nodo” di un impianto per individuare deviazioni dalle condizioni di progetto e utilizzo che potrebbero causare incidenti.
Applicato al settore della produzione di biogas, si presenta come requisito indispensabile per ottenere le certificazioni ambientali, per ridurre i danni da blocco dei macchinari e può essere richiesto dalle stesse compagnie come condizione necessaria per la messa in copertura assicurativa a tutela dei danni da incendio e guasto macchine.
Acquistare polizze assicurative contro gli incidenti che si possono verificare presso gli impianti di biogas è assolutamente indispensabile, perché solo lo strumento assicurativo può garantire il pagamento di costosi indennizzi o salate richieste di risarcimento terzi.
Tuttavia, sono le stesse compagnie assicurative a richiedere ai propri clienti di monitorare il regolare funzionamento dell’impianto per un motivo molto semplice: se si riscontrano serie mancanze in materia prevenzione dei danni e salute e sicurezza sul lavoro, la compagnia assicurativa, pagato il danno, puó anche decidere di non rinnovare la polizza per l’anno successivo.
Fatta questa necessaria premessa, rispondiamo alla domanda in modo sintetico qui di seguito.
Alle aziende suggeriamo innanzitutto di implementare programmi di manutenzione periodica come verifiche annuali dei sistemi di allerta gas e ventilazione, e controlli triennali sui sistemi di protezione ATEX.
Monitorare i teli dei gasometri e delle pareti dei digestori per prevenire fessurazioni o cedimenti è un’altra attività molto importante da svolgere costantemente.
Con la direttiva NIS 2, le infrastrutture energetiche (inclusi i grandi impianti di biometano) devono adottare misure di sicurezza informatica per proteggere la rete di immissione del gas.
Con specifico riferimento al rischio climatico, le aziende devono dimostrare di aver valutato i rischi legati a eventi climatici estremi (alluvioni, siccità che colpiscono la resa delle biomasse) per garantire la stabilità della fornitura energetica.
Entro il 2026, la maggior parte dei regolamenti nazionali richiede che le vasche di stoccaggio del digestato siano coperte per evitare emissioni di ammoniaca.
Consigliamo inoltre di:
- installare sensori per gas infiammabili e tossici con allarmi automatici
- verificare che parti conduttive devono essere collegate a terra per evitare inneschi da elettricità statica o fulmini
- rilasciare permessi di lavoro a caldo o ingressi in spazi confinati (es. pulizia digestori), dove il rischio di asfissia o esplosione è massimo solo a personale specializzato
- Identificare con segnaletica chiara le zone a rischio esplosione
- costruire bacini di contenimento e argini intorno ai digestori per evitare che rotture improvvise causino il riversamento di digestato in fiumi o falde acquifere.
- rispettare le distanze minime da edifici abitati e stoccaggio infiammabili, o installazione di pareti tagliafuoco in caso di spazi ristretti.
- svolgere ispezioni periodiche con tecnologie avanzate (come telecamere a infrarossi o droni) per identificare e riparare perdite su valvole, giunti e serbatoi.
In conclusione: la visita tecnica in azienda rimane lo strumento indispensabile per ridurre i rischi di incidenti
All’interno di questo articolo abbiamo, per ragioni di spazio, solo brevemente illustrato le principali cause dei più grossi incidenti presso gli impianti di biogas e di quanto sia importante investire in sicurezza, salute sul lavoro, monitoraggio del loro regolare funzionamento.
La visita tecnica di consulenti assicurativi e tecnici delle stesse compagnie assicurative rimane uno strumento strategico per le aziende.
Sono loro che, grazie alla loro esperienza, sanno individuare per tempo i rischi più seri e le necessarie misure urgenti da prendere al fine di scongiurare danni all’ambiente e agli assets aziendali, fermi di produzione e salatissime richieste di risarcimento dei familiari di un lavoratore deceduto in azienda.
