Rischiare l’arresto o una salata multa per un inadempimento amministrativo in materia salute e sicurezza sul lavoro remoto è una brutta esperienza da evitare assolutamente: a partire dall’Aprile del 2026, oltre al penale, si rischia anche di mettere a repentaglio la nostra reputazione di fronte a clienti e fornitori.
Sono proprio queste le conseguenze previste dalla nuova legge in materia di lavoro agile: arresto fino a 4 mesi e fino a 7500 euro di multa.
Nella prima parte di questo articolo analizziamo cosa prevede questa normativa, offrendo agli imprenditori una check list utile per capire se siamo giá a rischio.
Nella seconda analizziamo bene le polizze assicurative che possono esserci utili per metterci al riparo da questi nuovi brutti imprevisti.
La nuova legge n. 34/2026 è molto chiara.
L’arresto da due a quattro mesi e l’ammenda fino a 7.400 euro sono le sanzioni previste se l’imprenditore non consegna al lavoratore l’informativa sulla sicurezza.
Questa normativa modifica la disciplina della salute e sicurezza sul lavoro prevista dal Testo Unico sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008), introducendo un nuovo comma (art. 3, comma 7‑bis), riferito alle prestazioni in smart working.
Più nel dettaglio, rispetto al passato, il nuovo comma 7-bis prevede che il datore di lavoro è tenuto a fornire a ciascun lavoratore che opera in modalità smart working e al rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza un’informativa scritta sui rischi del lavoro agile fuori dalla sede aziendale.
Se è vero che il rischio segue il lavoratore, per le imprese questo significa un vero e proprio cambio di paradigma: dalla flessibilitá alla responsabilitá consapevole.
Gestire lo smart working in modo informale o standardizzato non è più consentito e l’equazione omissione dell’informativa = reato penale la dice tutta.
Teniamo anche presente che il caro benzina, conseguenza inevitabile della crisi in Medio Oriente, farà aumentare le richieste dei dipendenti a lavorare da casa, visto che andare in ufficio con la propria vettura diventa ormai un lusso.
Qui di seguito rispondiamo brevemente alle più frequenti domande che gli imprenditori ci pongono intorno ad una normativa arrivata sulle loro scrivanie subito dopo le ferie Pasquali sulla quale fare chiarezza è strategico se si vuole per evitare addirittura l’arresto.
Cosa deve comprendere questa nuova informativa?
L’informativa, da consegnare ogni anno, al lavoratore dipendente, deve indicare:
- i rischi generali connessi all’attività lavorativa in remoto
- i rischi specifici dello smart working, compresi quelli derivanti dall’uso continuativo di videoterminali e strumenti digitali
- le principali misure di prevenzione e protezione che il lavoratore è tenuto a adottare per svolgere in sicurezza le proprie mansioni in contesti non sotto diretto controllo aziendale.
Come imprenditore rischio anche quando un mio dipendente lavora in smart working all’estero?
Dipende. È molto importante verificare cosa prevede l’accordo individuale scritto che stabilisce in quali luoghi o tipologie di luogo potrà lavorare e se il dipendente è tale rispetto alla casa madre italiana oppure no.
Questa nuova legge riguarda solo le grandi aziende o è rivolta anche alle medio piccole?
L’inasprimento delle sanzioni penali per la mancata informativa sulla sicurezza nello smart working è un principio generale che riguarda chiunque gestisca lavoratori in modalità agile, quindi questa legge non fa distinzione tra piccole, medie e grandi aziende.
Come possiamo ridurre il rischio di essere arrestati o di pagare una salata ammenda?
A livello generale un accordo verbale non è sufficiente.
Abbiamo appena visto che é necessario consegnare al lavoratore e al rappresentante per la sicurezza un documento dettagliato che elenchi i rischi generali e quelli specifici dello smart working (come la postura, l’affaticamento visivo e il rischio di cadute ed incidenti nella propria abitazione) specificati nell’accordo individuale.
Dobbiamo tener presente che questa informativa deve essere aggiornata e consegnata con cadenza almeno annuale.
Collaborare con il medico competente è assolutamente consigliabile.
Esiste una check list per capire se siamo già inadempienti?
Gli amministratori d’azienda devono assolutamente tenere in considerazione che oggi, se non informiamo correttamente il lavoratore, si rischia il penale!
Per ridurre i rischi legati al nuovo regime sanzionatorio del 2026 le aziende qui di seguito possono trovare una breve check-list di conformitá, dove poniamo delle semplici domande guida, per praticitá:
- È stata consegnata l’informativa scritta sui rischi generali e specifici a ogni lavoratore agile?
- L’informativa è stata consegnata anche rappresentante per la sicurezza?
- Il documento è aggiornato all’anno in corso (2026)?
- Le attivazioni sono state comunicate al portale del Ministero del Lavoro entro 5 giorni dall’inizio?
- Sono state comunicate tempestivamente anche le proroghe o le cessazioni anticipate?
- Esiste un accordo scritto firmato (anche digitalmente) per ogni smart worker?
- L’accordo specifica chiaramente il diritto alla disconnessione e le fasce di reperibilità?
- Sono indicati i criteri di esercizio del potere di controllo del datore di lavoro?
- È stato istituito un registro o una procedura per mappare i lavoratori con priorità di accesso?
- In caso di rifiuto allo smart working per queste categorie, esiste una giustificazione scritta basata su esigenze tecniche/organizzative oggettive?
- Gli strumenti forniti (PC, tablet) sono conformi agli standard di sicurezza?
- È presente un verbale di consegna che attesti il buono stato e l’avvenuta formazione sul corretto utilizzo?
Quali sono le polizze indispensabili per proteggerci quando i nostri dipendenti lavorano fuori dai locali aziendali?
Sono sostanzialmente due.
La prima è l’assicurazione di tutela legale, la seconda è la nota Directors and Officers, a protezione del patrimonio personale degli amministratori.
Abbiamo appena visto che a partire dal 7 aprile 2026 si rischia addirittura l’arresto, quindi è necessario fare assoluta chiarezza, facendo un esempio molto semplice.
Un nostro dipendente ha subito un serio infortunio a casa: con le nuove norme un infortunio in smart working fa scattare immediatamente l’accertamento sulla sicurezza e si apre un procedimento penale.
Ora, trovarsi di fronte ad un giudice del lavoro per stabilire se l’infortunio sia avvenuto per colpa nostra, come datori del lavoro o per una scelta imprudente del lavoratore (es. lavorare sul balcone o con prese elettriche non a norma) può costare molto caro: costano gli avvocati, un processo puó protrarsi anche per anni.
Ci tengo molto a sottolineare che sono numerose le sentenze che hanno riconosciuto gli infortuni avvenuti a casa come se fossero dentro ai locali aziendali, e i casi di Padova e Treviso fanno scuola.
Ecco che, se non siamo assicurati, siamo noi come azienda a sostenere di tasca nostra le spese di periti e avvocati per dimostrare la nostra innocenza.
Con la polizza di tutela legale è invece la compagnia assicurativa a sostenere i costi dei consulenti tecnici chiamati a ricostruire la dinamica dell’incidente a favore dell’azienda.
Il dipendente può essersi esposto ad un rischio alto, svolgendo una mansione non rientrante all’interno del contratto individuale: ecco che questa polizza garantisce il pagamento delle spese legali per fare chiarezza e valere le nostre ragioni.
Ma attenzione: ad oggi la maggior parte delle polizze di tutela legale copre le spese di difesa, ma non le sanzioni pecuniarie che per legge restano a carico del contravventore.
Anche l’assicurazione a tutela del patrimonio personale degli amministratori può tornare utile?
Facciamo un caso pratico.
Se l’amministratore commette un errore in buona fede nella (mancata) trasmissione di questa documentazione, oltre a rischiare il penale, può trovarsi in una situazione spiacevole con la proprietá dell’azienda, che può decidere anche il suo licenziamento. È un caso limite che va assolutamente considerato, non si sa mai.
Bene, se il manager ritiene invece di aver fatto il suo dovere correttamente, ecco che anche questa polizza offre il necessario supporto legale, a spese della compagnia, affiancando il dirigente che ritiene di essere stato licenziato ingiustamente.
